Storie ritrose
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Nei tinelli accadono cose

racconto breve

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“Che stai facendo, Robertina?”
“Niente. Avevo sete”, risponde, persa sulla sua sedia.
“Roberta, per l’amore del Cielo! L’acqua!”. Dino si affretta a diluire il fondo di vino rosso lasciato nel bicchiere dall’avventata sorsata di lei.
“Avevo sete”, si ripete a mezza bocca Roberta. È imbronciata, guarda nel vuoto, davanti a sé, in un punto preciso tra due piastrelle celesti lievemente disallineate.
Dino posa la bottiglia poco distante dai piatti vuoti, quelli ricevuti in dote dalla zia Angiolina, sessantacinque anni fa.
“Bah!”, è uno sbuffo appena accennato che le riempie le guance un attimo prima che tornino due palloncini sgonfi. “Non lo so”, sibila, guardando di traverso il marito. “È arrivato da poco a casa mia”, è un sussurro rauco, poi ritorna a fissare le piastrelle celesti esattamente di fronte a sé.
“Robertina, mangia, avanti”, lui le serve il minestrone.
“Bah!”, sbuffa ancora lei.
Dino è ricurvo sul tavolo, riempie il piatto per sé, si siede, un segno della croce meccanico: “Buon appetito”.
“Ha detto che se ne va appena finisce”, è quasi un sospiro rassegnato. Guarda sottecchi l’uomo sorbire la brodaglia.
“Ma con chi parli, bischera? Con chi parli?”.
Lei spalanca gli occhi, afferra il cucchiaio, lo porta svelta alla bocca. Forse è una piccola lesione della ceramica, quella linea spezzata sulla piastrella celeste.
Lui prende il tovagliolo che ha sulle gambe, ne usa un lembo per asciugare l’umidità attorno alle labbra di lei.
“Voglio andare a trovare mia sorella e la mamma”.
“Mangia, Robertina, mangia. Dopo ci vestiamo e andiamo”.
“Non mi ci porta”, sibila ancora. Poi lo guarda, spaurita: “Voglio andarci adesso”.
“Una cosa alla volta, Robertina. Un giorno appresso all’altro”. Le piastrelle sono giallognole per quanto son celesti.

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