Io&Me
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L’anno che verrà

Parlavo con una amica del cuore, una di quelle che ti capisce al volo, con cui si ride e si piange, una di quelle con cui sarebbe bello invecchiare.
Ci raccontavamo delle nostre vite, dei progetti, del lavoro, dei figli e lei mi fa: “Vorrei dirti che sto finalmente raccogliendo i frutti, invece sono sempre qui a reinventarmi, però sono felice, sento che andrà tutto bene”. Ho ribattuto che anche io sono sempre alla ricerca di un punto di arrivo, con la sensazione di cambiare rotta continuamente e di non raccogliere i frutti mai.

Poi ho chiuso la telefonata.

E adesso sono qui, che ci ripenso.

Ripenso a cosa volevo dalla vita da ragazzina, a cosa volevo a venti, venticinque, trenta, trentacinque anni. Focalizzo cosa voglio adesso. La verità è che ho sempre fatto di testa mia e il più delle volte mi sono presa quello che profondamente desideravo, senza un senso o una direzione apparente, sempre sull’onda della passione.
Posso davvero dire, in tutta onestà, di non raccogliere, di non aver raccolto in questi anni?
Non sarà invece che noi siamo tipe che alzano l’asticella ogni volta che spuntano un obiettivo? Non sarà che siamo quelle che quando il frutto è maturo non sono più interessate a coglierlo? Quelle che mentre magari lo sbocconcellano con inerzia, sono già a impiantare altre decine di filari?
Non saremo forse le tipe che per sentirsi vive devono avere in modo permanente un minuscolo punto da raggiungere all’orizzonte?

L’anno che verrà ha in serbo cose preziose per me, sono frutti che attendo con gratitudine, per questo prometto di prendermene cura, valorizzarle come meritano. Voglio prendermi il tempo di coglierle una per una, soffermarmi, perché questa volta anziché reinventarmi e ripartire immediatamente per altrove di sirene, voglio diventare un po’ più grande in quel porto, darmi la possibilità di stare.

Forse si cresce anche così.

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