Io&Me
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La voce che cambia, la voce che sparisce

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Da mesi la mia voce è cambiata.

Chi non mi sente da tempo, non mi riconosce al telefono e chi mi incontra dopo tanto mi chiede cos’ho.
Non pensavo di avere nulla, invece la mia voce si sta modificando, ho smesso di porci attenzione, e qualcosa è successo.
Ogni tanto sento dolore nella gola, non come fossi raffreddata, ma come se qualcuno avesse cercato di strozzarmi e mi restasse un indolenzimento dei muscoli. Ci scherzo su col MaritoZen, magari è lui che di notte prova a farmi fuori.
Altre volte la sento persino io, così grattata e scura, così stonata, la mia voce. Così affaticata.
E certe volte sparisce, si fa flebile e per farla uscire devo sforzare un sacco le corde vocali, viene fuori la morte di un violino spaccato. Ci scherzo su coi bambini, se smetto di rompere le scatole saranno felici dell’anarchia che ne deriverebbe.

Il medico mi ha detto che ho dei noduli alle corde vocali, niente di grave, possono guarire con una riabilitazione vocale; nel frattempo mi consiglia, oltre a una sfilza di medicinali che non prenderò, quindici giorni di riposo.
In che senso, scusi?
Resti in silenzio, un paio di settimane.

Questo accadeva un mese fa, inutile dire che in silenzio non sono rimasta neppure una sera perché benché nessuno mi ascolti, non riesco a pensare che gli altri possano fare a meno di ciò che dico.
E questa affermazione mi fa piangere.
Mi fa piangere perché non vorrei essere così presuntuosa da credere di dire cose di vitale importanza, mi fa piangere perché in fondo so che potrei tacere senza creare grossi scombussolamenti nell’equilibrio delle cose che mi circondano, mi fa piangere perché se sono sincera io vorrei davvero avere la scusa per non parlare, almeno per un po’. E sperimentare una quotidianità di ascolto esclusivo e di osservazione, senza la smania di intervenire.
Mi fa piangere scoprirmi vendicativa. E mi fa piangere non capire fino in fondo questo malessere da dove provenga.

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6 Comments

  1. Angela says

    mi dispiace sapere che stai male,
    ti seguo sul web, e raramente commento, ma quando non ti leggo mi manchi

    Spesso diamo per scontato le cose basilari, a volte un ginocchio ci costringe a letto e ci rendiamo conto che per quanto bravissime possiamo essere come mamme, mogli, compagne gli altri se la cavano lo stesso.
    Sì lo dobbiamo realizzare e forse il modo migliore è complimentarci con loro, con il nostro compagno/marito, e i nostri bambini,
    ma anche con noi, perché se loro sono in gamba in queste situazioni forse è anche un po’ merito nostro

    spero tu possa rimetterti in fretta
    anche se dovrai stare in silenzio, la scrittura sarà la tua grande alleata come sempre
    Angela

  2. Valentina says

    E’ successo anche a me. E più mi rammaricavo della cosa, più la mia voce diventava flebile, sgraziata, un mal di gola latente, costante, logorante. Io che parlo tantissimo, parlo di tutto e adoro il mutare della mia intonazione a seconda dell’interlocutore. Ma quello che mi feriva di più, in assoluto, era il non riuscire a cantare. Non arrivavo più a nessuna delle ottave di cui ero così orgogliosa. Tante visite, vari specialisti, messa sul piatto pure la tiroide ma, a parte dei minuscoli noduli alle corde vocale, nulla giustificava quella afonia. Ci voleva una mia cara amica, bravissima psicologa, a farmi capire che era l’effetto di un disagio interiore di quel momento, la mia voce si stava spegnendo come mi stavo annullando io. Pazzesco. Il dolore del cuore che si irradiava in gola, vibrando sulle corde vocali. Caia, come vorrei averti qui per abbracciarti!!!! Ti voglio bene.

  3. Sono stata per più di tre mesi senza voce, non avevo noduli, a me avevano detto che era per colpa della sinusite che le mie corde vocali si infiammavano e non riuscivo a parlare, aerosol, medicinali trazionali e non, facevo fatica, come un nodo alla gola, appunto, un sacco di cose non dette rimaste lì, quando finalmente ho fatto pace con questi rospi la voce piano piano è tornata… un abbraccio grande!

  4. antonio quagliarella says

    Ciao amica malata, da dove cominciamo? Vorrei rubarti il titolo per l’autobiogafia che desidero tanto scrivere, per la quale sono ritornato a sentire i consigli di un maestro. E’ tutto merito tuo. Così devi anche …farmi dono del titolo che è forte come lo sbattere improvviso dei “piatti” nel bel mezzo di un “andante con brio”. LA MORTE DI UN VIOLINO SPACCATO. Ma come fa il titolo di un romanzo che racconterà una vita sconquassata ad essere lo stesso da dare ad una voce solo un pò alterata, magari anche dalle passeggiate…sotto l’ombrello? Ti prego non scherzare con le cure, con quelle ritorni molto prima alla normalità. Puoi sempre scrivere per comunicare anche se a chi ti circonda i tuoi occhi potrebbero bastare, magari con l’aggiunta del tuo bel sorriso. Gli altri non possono fare a meno di ciò che dici, per tua grande gioia; possono solo aspettare che tu riprenda il “tono” ( con le medicine!). Fra qualche giorno mi accoglierà una struttura che è una eccellenza nel campo cardiologico,Il Monzino a Milano. L’aver fumato tanto e non essermi risparmiato in niente mi obbliga ad avere buoni rapporti con la scienza medica nel campo cardiovascolare. Vedi quanto,per me, il titolo è giusto? Ci “sentiamo” più avanti.
    Antonio

  5. claudia says

    per fortuna non mi è mai successo, però ti capisco benissimo quando dici che ti viene da piangere per tutti quei motivi, è una sensazione che ho provato anch’io, come di nullità, di trasparenza….
    ti auguro di guarire bene e con i tempi necessari, perchè tu possa di nuovo far sentire la tua voce (anche se ti assicuro che per comunicare con alcune persone vanno benissimo anche le dita e la tastiera!!!)
    un caldo abbraccio pieno di foglie scricchiolanti!

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