Storie ritrose
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C’è stato quello che mi amava troppo

poesia d'amore violento

C’è stato quello che mi amava troppo
mi amava da morire
mi amava da impazzire
mi amava da ammazzare
da star male
da stremare
da struggersi
e ferirsi.
Ferire.

Ero l’unica, la dea.

Aveva riempito
di rose un giardino
allestito intorno
una siepe frondosa.
Natura odorosa
piegata all’uopo
e tiepido sole.
Grazie servite
e prodigate
petalose ventate.

Ero l’unica, la dea.

Poi le prime piogge
annacquarono l’atmosfera
puzza livida
di paura e di riscatto
– puzza di fregatura
pantano alle caviglie
pungenti esalazioni
tumefazioni diffuse.

Più che un giardino una camera a gas.

Ero l’unica, la dea.

E nessuno poteva toccarmi
nessuno sfiorarmi
nessuno concupirmi
neppure guardarmi
e parlarmi?
Poco.

La gente ha parole armate
occhi troppo sporchi
pensieri troppo laidi
bocche troppo luride
mani troppo viscide.
E io ti amo troppo, diceva.

Ero l’unica, la dea.

Ero sua
sue le gambe
suoi i sorrisi
suoi gli sguardi
e i capelli sciolti
e le labbra pittate.

Ero l’unica, la dea.

Restava la fuga
fuga di dea
dea in fuga

Figa l’idea.

poesia d'amore violento

Questo testo fa parte di una piccola raccolta intitolata “Eppure aspettavamo il principe azzurro”, un insieme di parole che vivrà di musica propria, da qualche parte, chissà. Ma presto. E io sono emozionata.

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5 Comments

  1. violadalmare says

    Bellissimo insieme di versi, con delicatezza ed efficacia rende l’idea di quello che è ormai uno dei più grandi mali del nostro tempo, la violenza sulle donne, in tutte le forme in cui può manifestarsi. Stamperei tutto e lo appenderei ovunque. Scuole, palestre, università, discoteche, stazioni…Attenzione ragazze!

    • già.
      vorrei che in molte avessero la fortuna di poterlo raccontare come un’esperienza da cui si è riusciti ad uscire. Purtroppo la maggior parte delle volte non è così.

      • violadalmare says

        È un’esperienza che ho vissuto…solo una denuncia ai carabinieri mi ha permesso di uscire davvero dal pantano in cui, vuoi la giovane età, vuoi l’inesperienza, vuoi anche una certa vanità – perché davvero lui mi aveva fatta sentire l’unica, la dea – mi avevano cacciata. I recenti fatti di cronaca mi hanno fatta tornare indietro nel tempo e a tirare un grosso sospiro di sollievo pensando al pericolo che ho corso…sono passati 11 anni. Non era stato ancora introdotto il reato di stalking e il termine femminicidio non era ancora entrato nel vocabolario. Spero che quando la mia bimba che ha solo due anni sarà cresciuta sia cambiato il modo di vedere e considerare certi temi. Credo che ci sia molta strada da fare ancora.

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